Sidebar

Search


Ricerca avanzata

 

La prima e fondamentale distinzione, quindi, riguarda le fasi di produzione: la birra industriale va incontro a due processi che non vengono applicati a quella artigianale, ovvero la pastorizzazione e la filtrazione. La pastorizzazione è un processo termico che, tramite il vapore, porta la birra alla temperatura di 60 gradi per 20-30 minuti. Insieme al micro-filtraggio, concorre a depurare la bevanda da eventuali microrganismi. Questi due processi, però eliminano anche dei lieviti che danno carattere al sapore della birra. La pastorizzazione e la filtrazione servono a due scopi fondamentali, legati alla natura industriale del prodotto. In primo luogo si ottiene un livellamento degli aromi della birra: eliminando le variazioni si ottiene un prodotto uniforme, riconoscibile ovunque da qualsiasi consumatore. Inoltre, il prodotto pastorizzato ha un scadenza più lunga e non “soffre” i viaggi, come invece accade con la birra artigianale. Tuttavia, la crescente “sensibilità” dei consumatori nei confronti del prodotto ha portato alcuni produttori industriali a controllare meglio il processo di filtrazione che, se realizzato in modo non troppo invasivo, permette di conservare alcune caratteristiche peculiari del prodotto.

 

La birra artigianale, di contro, non è sottoposta a processi chimici, è integra e non pastorizzata. Dal momento che non è stata pastorizzata, deve essere tenuta a basse temperature, e va consumata in fretta, dal momento che non contiene conservanti, che spesso sono aggiunti invece alla birra industriale. La birra artigianale conserva, quindi, tutti gli aromi e i profumi originali, e le variazioni di gusto ne definiscono le differenze. Inoltre i produttori di birra artigianale puntano sull’alta qualità degli ingredienti e, data la loro natura “locale”, sperimentano nuovo formule mettendo in risalto i prodotti tipici del territorio. Le birre artigianali sono quindi spesso il frutto di specifici territori. Le birre industriali, invece, contengono spesso additivi chimici che ne prolungano la conservazione, e anche surrogati del malto (mais, riso) che aumentano le rese e quindi i numeri della produzione.

 

 

Per finire, un’ulteriore differenza tra birre industriali e artigianali è la creatività e l’innovazione che caratterizzano quest’ultime. Un marchio industriale, di solito, si è ormai cristallizzato su una determinata ricetta. Il suo consumatore è legato al brand e vuole ritrovare ovunque lo stesso gusto. Il produttore artigianale, invece, è spinto dall'amore per suo prodotto a cercare sempre nuovi sapori, sperimentando nuove spezie e nuovi ingredienti, per colpire il palato del suo acquirente.